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  COMUNITÀ RELIGIOSE  
     
 

GLI AGOSTINIANI SCALZI

SIAMO AGOSTINIANI...
Perché abbiamo come padre e guida spirituale Sant'Agostino. Egli ha ricevuto il battesimo dalle mani di S. Ambrogio, vescovo di Milano, e come cristiano ha voluto consacrarsi a Dio insieme con i suoi amici. Nel 391 è ordinato sacerdote e nel 395 vescovo, ma non ha abbandonato mai la sua comunità religiosa.
Le invasioni dei Vandali nell'Africa e, più tardi, degli Arabi hanno distrutto le comunità monastiche agostiniane, perciò le varie comunità si sono spostate in Spagna, Francia e Italia.
La nostra famiglia agostiniana ha le sue radici collegate anche ad esperienze contemplative d'alcuni istituti fondati nei secoli XII e XIII. Queste piccole comunità, costituite da laici e sacerdoti, avevano la regola di Sant'Agostino come regola di vita.
Nella metà del secolo XIII, per volontà del papa Alessandro IV, tutte queste piccole comunità si sono riunite nell'Ordine degli Eremiti di Sant'Agostino, che più tardi si chiamerà Ordine di Sant'Agostino.

SIAMO AGOSTINIANI SCALZI...
Perché siamo il frutto di un desiderio di rinnovamento spirituale che è nato dentro l'Ordine di Sant'Agostino.
Nel Concilio di Trento la Chiesa ha chiesto ai religiosi una maggiore osservanza dei loro voti, per ottenere questo rinnovamento il centesimo Capitolo Generale dell'OSA, i superiori hanno proposto una riforma a tutti i conventi.
Nel convento di S. Maria dell'Olivella, in Napoli, questa proposta è stata accolta prontamente, dando così origine alla prima "comunità riformata". Papa Clemente VIII ha approvato la creazione dell'Ordine degli Agostiniani Scalzi.
Nel 1948 l'ordine è arrivato in Brasile e nel 1994 nelle Filippine, dove un ottimo lavoro è stato cominciato e ha già prodotto tanti frutti d'evangelizzazione e nuove vocazioni.
A Fermo siamo nel territorio della Parrocchia di Santa Lucia e ci prendiamo cura del Santuario della Madonna della Misericordia.
Contatti: Via A. Murri, 1 - Tel. 0734.622937

 
     
     
 

LE MONACHE CLARISSE

Il monastero Santa Chiara di Fermo ha proprie radici in un gruppo di Terziarie di S. Francesco, sorto per lo zelo dei Frati Minori Osservanti del Convento dell'Annunziata attorno al 1470. Cresciute in fervore, esse si erano riunite in vita comune, sullo stile delle clarisse; erano chiamate "le sorelle povere" oppure "le continenti di S. Francesco.
Nel 1501, la signora Giacoma Leopardi, decise di devolvere i suoi beni per l'edificazione di un monastero clariano sotto la cura dei frati dell'Osservanza e ne fece pubblico testamento nel 1503 incaricando la signora Mite degli Azzolini di realizzare la sua volontà (l'atto è tuttora conservato nell'archivio del monastero). Papa Giulio II, con Breve del 28 Gennaio 1505, ordinava alla Beata Camilla Battista da Varano di trasferirsi da Camerino a Fermo per instaurarvi la Regola di S. Chiara e lei vi soggiornò dal febbraio dello stesso anno fino al marzo 1506 e, prima di rientrare a Camerino, nominò Mite degli Azzolini prima Abbadessa. Così ebbe inizio la vita claustrale delle Sorelle Povere di S. Chiara in Fermo. Un educandato femminile era sorto nel 1740 nel monastero di Fermo, che accolse le ragazze delle nobili famiglie fermane. Si chiuse nel 1886.
Nel XIX secolo, in seguito alla demaniazione dei beni degli ordini religiosi ordinata da Napoleone nel 1810, il monastero di S. Chiara venne venduto dal Demanio al Comune di Fermo e le monache furono costrette a disperdersi. Una volta ripristinato lo Stato Pontificio, però, il conte Filippo Giacomo Raccamadoro, fratello di due religiose del monastero, anch'esse espulse, decise di acquistare dal Municipio lo stabile per darlo in uso d'abitazione alle monache che poterono così ritornarvi nel 1818. In tal modo, diversi anni dopo, quando si scatenò una seconda soppressione delle corporazioni religiose, voluta questa volta dal Governo Italiano con legge emanata nel 1866, il monastero, seppur con grande difficoltà, riuscì ad evitare la chiusura. Nel febbraio del 1880, infatti, il Demanio intimò alle sorelle di lasciare l'edificio entro due mesi, perché potesse essere adibito a carcere o ad altro uso, ma le monache, dopo lunghe preghiere, riuscirono a ritrovare l'atto d'acquisto, dapprima perduto, che attestava la proprietà dell'edificio da parte del Raccamadoro.
Il monastero rimase di pertinenza di questa famiglia fino al 1914, quando passò al Canonico Giuseppe Sartori. Infine nel 1929, in seguito al concordato tra la S. Sede e lo Stato Italiano, esso venne finalmente restituito alle legittime proprietarie e riconosciuto come ente giuridico autonomo. Per gran parte del XX secolo, in particolare nel periodo delle due guerre mondiali, le monache dovettero confrontarsi con le esigenze del contesto sociale del tempo, coniugando il silenzio e la preghiera della clausura con le opere della vita attiva. Già nel 1909, rispettando la volontà dell'arcivescovo Castelli e del parroco di S. Pietro, mons. Filippo Cipriani, alcuni locali del monastero vennero messi a disposizione come sede di un istituto magistrale e professionale femminile che lì rimasero per ben 25 anni. Successivamente negli anni '30 venne istituita una scuola lavoro per giovani artigiane, che poi nel 1952 lasciò il posto ad un centro di assistenza denominato Casa Famiglia S. Chiara, che accoglieva e istruiva bambine e giovani in difficoltà.
Nel 1910, fu solo grazie all'opera di Madre Geltrude Formiconi, inviata dal monastero di Potenza Picena a Fermo, dall'Arcivescovo Carlo Castelli, che si evitò la chiusura del monastero stesso, dando un nuovo impulso alla vita di preghiera, di sacrificio e di lavoro delle sorelle, che diresse per ben 37 anni, promovendo una vera fioritura di vocazioni.
Nel 1956, con l'istituzione della Federazione Marche-Abruzzo dei Monasteri delle clarisse, la Madre Chiara Monti di Fermo fu eletta prima presidente e il monastero fu sede del noviziato federale, e vi hanno trovato ospitalità religiose di diversi monasteri.
Infine nel 1974, in conformità con i dettami del Concilio Vaticano II e in particolare con il decreto "Venite seorsum", che chiedeva una scelta definitiva tra vita attiva e clausura, le religiose decisero di confermare la loro vocazione di claustrali per servire il mondo con la propria preghiera.
       
Vita Monastica
La vita delle Sorelle Povere di S. Chiara è quella di vivere secondo il Vangelo di Gesù Cristo. Una quotidianità vissuta in spirito di fraternità, semplicità e umiltà, nella preghiera liturgica e personale per tutta l'umanità e nel lavoro per i molteplici servizi comunitari.

Orari di Preghiera
Giorni Feriali:
6,30 Celebrazioni dell'Ufficio di Lettura, Lodi e meditazione.
8,30 Celebrazione dell'Ora Terza.
12,00 Celebrazione dell'Ora Sesta.
15,00 Celebrazione dell'Ora Nona.
17,10 Celebrazione del Vespro.
17,30 Santo Rosario.
18,00 Santa Messa — Meditazione (11 sabato e nei giorni prefestivi Santa Messa ore 8,00). Preghiera di Compieta (dopo cena).
Giorni Festivi:
6,30 Celebrazioni dell'Ufficio di Lettura, Lodi e meditazione.
8,45 Celebrazione dell'Ora Terza.
9,00 S. Messa.
12,00 Celebrazione dell'Ora Sesta.
15,45 Celebrazione dell'Ora Nona.
16,00 Santo Rosario.
16,40 Celebrazione del Vespro. Preghiera di Compieta (dopo cena).

Orari di Visite
Nei tempi forti di Avvento e Quaresima solo per necessità. Durante l'anno nelle ore in cui la Comunità non è impegnata nella preghiera.

Attività
Accoglienza di gruppi di preghiera e di singole persone femminili, manutenzione ordinaria del Complesso Monastico e assistenza alle sorelle anziane o inferme.

Ospitalità
Nella foresteria vengono accolte singole donne, piccoli gruppi femminili per Esercizi Spirituali, ricerca vocazionale, esperienza di vita monastica.
Contatti: Via L. Firmiano, 18 - Tel. 0734.622948

 
     
 
   
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Per il 12 e 13 Maggio 2012 pensavamo di organizzare un viaggio a Venezia e Aquileia! Sarà l’occasione per vedere cose stupende e per venerare la tomba della nostra Patrona Lucia.
 
     
     

 

     
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Prendi visione del calendario di massima del Corso per fidanzati!
 
     
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