In Parrocchia prestano servizio 10 ministri della Comunione.

I compiti del ministro straordinario della Comunione

1. La distribuzione della Comunione ai fedeli nelle grandi assemblee

Con l’istituzione dei ministri straordinari la Chiesa ha inteso facilitare il più possibile, da parte sua, l’accesso alla comunione sacramentale dei fedeli che partecipano alla Messa. E’ un fatto facilmente costatabile – e lo si è già rilevato – che in questi ultimi anni, anche a seguito di una più organica e approfondita catechesi sulla celebrazione eucaristica, come “Cena del Signore” e banchetto sacrificale di Cristo e della Chiesa suo popolo, è aumentato sensibilmente il numero dei comunicanti tra coloro che partecipano alla Messa. E’ altresì un fatto abbastanza assodato che, con la riforma recente, nella Messa sono entrati elementi nuovi (es. preghiera dei fedeli), specialmente nella liturgia della Parola, e che altri si sono arricchiti di significato e di importanza (es. l’omelia). Ne risulta, di conseguenza, che la celebrazione può protrarsi per una durata piuttosto rilevante. E’ chiaro che, in questa situazione, è opportuno che la comunione dei fedeli, soprattutto nelle grandi assemblee, non si prolunghi eccessivamente, ma si svolga non solo con dignità e decoro, ma anche con una certa rapidità. Perché ciò possa avvenire è necessaria anzitutto una certa disponibilità di ministri che la distribuiscano. Non sempre e dappertutto questa disponibilità esiste, o per mancanza di sacer- doti, diaconi e accoliti, o per la difficoltà di averne a disposizione al momento in cui sono necessari; oppure, durante la Messa soprattutto, per qualche particolare difficoltà in cui possa venirsi a trovare il celebrante. Ecco profilarsi allora se non la necessità almeno la grande utilità di ministri – anche straordinari – della Comunione, per i casi, sempre eccezionali, previsti dall’Istruzione Immensae caritatis.

2. La Comunione ai malati

Tutti i cristiani devono far propria la sollecitudine e la carità di Cristo e della Chiesa verso gli infermi. Cerchino quindi, ognuno secondo le proprie possibilità, di prendersi cura premurosa dei malati, visitandoli e confortandoli nel Signore, e aiutandoli fraternamente nelle loro necessità. La cura pastorale dei malati è compito dell’intera comunità cristiana, anche se essa si compie ordinariamente attraverso il parroco o uno dei suoi collaboratori, anche laici. Nel Corpo di Cristo che è la Chiesa, se un membro soffre, soffrono con lui tutti gli altri membri (I Cor 12,26). Perciò è ottima cosa che tutti i fedeli partecipino, per quanto è possibile, a questo mutuo servizio di carità tra le membra del Corpo di Cristo, non solo lottando contro la malattia e nell’amore premuroso verso i malati, ma visitandoli e confortandoli, anche con il sacramento dell’Eucaristia. (cfr Rituale per la cura pastorale degli infermi, Premesse, nn. 32-33). Portare la Comunione ai malati era finora non solo un dovere, ma anche un compito proprio del parroco. Negli ultimi anni, soprattutto in seguito alle mitigazioni relative al digiuno eucaristico, anche la “domanda” di poter ricevere l’Eucaristia è molto cresciuta presso gli anziani e gli ammalati. In molti ambienti ciò ha contribuito anche ad eliminare quella “paura del prete” tipica di coloro che erano abituati a chiamare il sacerdote al capezzale di un infermo solo negli ultimi momenti della vita, e quindi a collegarla con la morte imminente. Un nuovo rapporto pastorale, ricco di frutti e di prospettive, si è venuto creando tra i malati e i loro familiari e i sacerdoti addetti alla loro cura pastorale.

Gli impegni domestici hanno fatto sì che la visita ai malati si compisse preva- lentemente nei giorni feriali, specialmente il o venerdì del mese, anziché, come sarebbe più logico, nel giorno del Signore, come del resto era anticamente, quando cioè l’Eucaristia veniva portata agli assenti al termine dell’assemblea liturgica.

L’istituzione dei ministri straordinari e il loro ministero consente di intensificare il rapporto comunità cristiana e infermi, rapporto che è incentrato sull’Eucaristia, e riportarlo nel suo alveo originario e più caratteristico, quello appunto del giorno del Signore, che è anche giorno della Chiesa e della carità fraterna.

Là dove è possibile, quindi, è assai opportuno che la comunione ai malati sia recata in giorno di domenica, dopo una delle messe parrocchiali. Ciò servirà a collegare anche in modo visibile la celebrazione eucaristica di tutta la comunità nel giorno del Signore con la partecipazione al Mistero pasquale, attraverso la Comunione, di quei membri che sono impossibilitati a parteciparvi. Sarà un modo altresì di tenere informati i malati delle iniziative pastorali della parrocchia e coinvolgerli in esse, almeno con la preghiera e con l’offerta di sofferenze e sacrifici. Questo ci conduce a fare un’altra sottolineatura importante. La visita agli infermi e anziani da parte del ministro straordinario, per recare loro il conforto dell’Eucaristia, costituisce una forma e un momento prezioso di evangelizzazione vera e propria, sia nei confronti dei malati che dei familiari e di quanti li assistono. Occasione propizia per una catechesi che illumina con la luce della fede la situazione di chi è malato e soffre, è la breve liturgia della Parola, premessa alla distribuzione della santa Comunione. Il ministro straordinario perciò la valorizzi in tutti i suoi elementi con attenzione umana e senso apostolico. Non solo, ma spesso oltre il servizio della Parola e del sacramento, è richiesto al ministro straordinario anche il “ministero della carità” di quella carità che è conforto e consolazione ma si esprime anche in gesti di sollievo, di aiuto anche materiale, di fraternità. Quanti vecchi abbandonati hanno bisogno di assistenza, di qualcuno che li accudisca, di chi prepari loro anche un piatto di minestra!… Si aprono così prospettive inaspettate al ministro della Comunione che vuoI vivere in pienezza il suo servizio. In questa luce il ministero straordinario della Comunione nei confronti dei malati e anziani appare in tutta la completezza, destinato com’ è ad essere simultaneamente servizio della Parola, servizio del sacramento, servizio di carità. Vi sono comprese cioè tutte e tre le energie di salvezza” (GS, 3), che costituiscono e qualificano la missione ecclesiale! Perché il ministero sia pienamente significativo ed efficace sotto il profilo ecclesiale occorre finalmente che chi esercita il ministero agisca in piena comunione con la comunità parrocchiale, e specialmente con i suoi responsabili, in modo da sentirsi portavoce della carità di tutti. In particolare tenga costantemente informato il parroco del suo lavoro, preparando i malati e sollecitando il sacerdote a celebrare il sacramento della riconciliazione, quando ciò fosse richiesto e comunque con una certa periodicità. Il ministero straordinario di laici o religiose non esime infatti il sacerdote dalla visita agli infermi e dalla loro assistenza spirituale.