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All’inizio della Quaresima

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All’inizio della Quaresima

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“VIENI NEL DESERTO, PERCHE’ VOGLIO PARLARE AL TUO CUORE”. E’ l’invito che il profeta Osea ricevette dal Signore Yahvé; è l’invito che oggi lui stesso, per mezzo di Cristo, rivolge anche a te. Quante volte sentiamo parlare, quante poche volte invece ASCOLTIAMO colui che ci parla. Il sentire è di un attimo, l’ascoltare di tutta una vita; il primo tocca le persone nella loro superficie, come fossero una cosa tra tante; il secondo raggiunge l’intimità della persona, raggiunge ciò che noi comunemente chiamiamo col nome di “cuore”, l’insieme cioè dei sentimenti, la parte più intima di noi stessi che solo noi e nessun altro può conoscere!

Ebbene Dio, quando ti parla, ti parla proprio a questo livello; solo al “cuore” è rivolta la sua Parola, solo a quel punto dove tu puoi sperimentare chi sei tu in realtà e chi è lui.

Come ascoltare la Parola di Dio? Dove trovare questa parola?

“Non è nel cielo, perché tu dica: chi salirà per noi in cielo per prendere e farci udire ciò che possiamo eseguire? Non è neppure al di là del mare, perché tu dica: chi attraverserà per noi il mare per prendere e farci udire in modo che possiamo eseguirlo? Anzi questa parola è molto vicino a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”.

(Dt 30, 11-14)

Ma l’ambiente che ci circonda, la tua casa, il lavoro, le altre attività che svolgiamo…. realtà stupende in sè, ma a volte diventano pretesto perché io declini dalle mie responsabilità, perché pensi più a loro che non a me!

Proprio per questo, perché tu possa conoscere chi sei in realtà, cosa Dio vuole da te, cosa gli altri chiedono e tu devi dar loro, Dio ti chiama a seguirlo nel DESERTO.

Solo tu e lui, nessun altro all’infuori di voi due, tu nella più grande miseria e lui nella ricchezza assoluta, tu nel peccato e lui nella grazia, tu nell’infelicità e lui nella sovrabbondanza di gioia, tu nella preoccupazione di ogni giorno e lui nella serenità di sempre, tu schiavo e lui libero, tu niente e lui TUTTO!

Prima di entrare nel deserto, fa’ tuo, ora, il grido degli Ebrei schiavi in Egitto, invoca e segui la via che Dio ti pone innanzi; la sua risposta sarà sempre la stessa, come avvenne per gli Ebrei, una risposta di comprensione, di aiuto e di liberazione:
“Io ho udito il loro grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese dove scorre latte e miele”.

(Es 3, 7-8).

Hai mai provato ad immaginare davanti a te il DESERTO? Una distesa infinita di sabbia, la solitudine, il silenzio…

La Bibbia spesso presenta volentieri questa realtà: il deserto è il “luogo austero, la terra arida senza acqua” in cui Dio conduce il suo popolo o colui al quale egli vuole rivelarsi, colui col quale vuole parlare. Scorriamo insieme adesso alcuni brani della Sacra Scrittura così avrai modo tu stesso di toccare con mano come il deserto sia indispensabile per la vita di un uomo.

Per ABRAMO il deserto è il partire dalla casa paterna, dal luogo della sua sicurezza materiale e fisica, per addentrarsi in un mondo sconosciuto, in un luogo di cui non conosce neppure il nome:

“Vattene dal tuo paese, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre, verso il Paese che io ti indicherò”.

(Gen 12, 1)

Per MOSE’ il deserto segna il luogo della sua chiamata e il momento determinante della sua vita:

“Mosé stava pascolando il gregge di Jetro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb”.

(Es 3, 1)

Per il POPOLO SCHIAVO IN EGITTO, Dio, prima di incontrarsi con lui, sceglie di condurlo nel deserto:

“Quando il Faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse per la strada del paese dei Filistei, benchè fosse più corta, ma Dio guidò il popolo per la strada del deserto verso il Mar Rosso”.

(Es 13, 17-18)

Per gli stessi PROFETI, gli uomini scelti da Dio per far ascoltare la sua voce a tutto il popolo, il deserto è il luogo privilegiato:

“Elia se ne andò per salvarsi, giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo. Egli invece si inoltrò nel deserto per una giornata di cammino”.

(1 Re 19, 3-4)

Per il profeta EZECHIELE il deserto è una valle silenziosa dove si rivela e manifesta la gloria di Dio:

“Anche là venne sopra di me la mano del Signore ed egli mi disse: Alzati e va’ nella valle perché là ti voglio parlare. Mi alzai ed andai nella valle, ed ecco la gloria del Signore era là”.

(Ez 3, 22-23)

Per il profeta OSEA, uno dei più travagliati profeti, il deserto rappresenta il luogo della salvezza e del perdono:

“Perciò ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto perché è là che io voglio parlare al suo cuore”.

(Os 2, 16)

Ma questa esperienza del deserto non è limitata agli uomini dell’Antico Testamento, essa è pure esperienza dei grandi personaggi del Nuovo Testamento e di Gesù stesso.

“In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea; egli portava un vestito di peli di cammello ed una cintura di pelle attorno ai fianchi e suo cibo erano locuste e miele selvatico”.

(Mt 3, 1-4)

Per i DISCEPOLI il deserto è il luogo a cui il Signore li invita per stare con lui e discorrere del loro lavoro:

“Gli Apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’ “. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte”.

(Mc 6, 30-32)

Per Cristo stesso il deserto rappresenta il momento privilegiato del suo incontro col Padre; è qui che egli sceglie come presentarsi al popolo, è qui che riflette su cosa il Padre voglia veramente da lui, è qui che il contatto col Padre diventa preghiera per tutti i suoi fratelli:

“Subito dopo lo Spirito lo condusse nel deserto e vi rimase per quaranta giorni”.

(Mc 1, 12)

“Al mattino si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava”.

(Mc 1, 35)

Dopo questo primo punto possiamo già delineare alcune prospettive chiare che l’idea di deserto incarna in sé: esso è il luogo privilegiato dell’INCONTRO dell’uomo con Dio; è un luogo di SILENZIO e di RIFLESSIONE.

E’ INCONTRO: questo può avvenire solo mediante una chiamata di Dio, ma la chiamata vuole sempre una risposta libera e decisiva dell’uomo.

E’ SILENZIO: è cioè la capacità di far tacere noi per far parlare finalmente lui. Il silenzio è il riconoscimento della nostra insufficienza e del nostro peccato che ci porta ad essere persone limitate e contingenti.

E’ RIFLESSIONE: è cioè la preghiera incessante, è il ritrovare, in questa solitudine, il giusto senso e il giusto valore delle cose che ci circondano, è trovare il vero senso della vita.

Proseguiamo ancora nella ricerca di ciò che il deserto rappresenta.

Esso è ugualmente il luogo della PURIFICAZIONE: è cioè il momento in cui l’uomo, reso consapevole della propria pochezza, riconosce il suo peccato e decide la conversione; ciò significa che riconosce di non poter vivere senza Cristo, di non poter continuare a condurre la propria esistenza senza aver prima preso coscienza che soli non si può vivere.

E’ questa l’esperienza di Mosè e dell’intero popolo ebreo: Mosè è purificato da Dio nel suo incontro all’Oreb e diventa così degno di poter parlare a nome di Dio. Il popolo, peccatore e idolatra, deve vivere quaranta anni nel deserto per purificarsi ed essere così degno di entrare nella terra promessa:

“Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avevi osservato o no i suoi precetti. Il Signore Dio ora sta per farti entrare in un paese fertile”.

(Dt. 8, 1-18)

Da questa purificazione l’uomo è così capace di ascoltare ciò che Dio vuole da lui. Il deserto allora diventa luogo della RIVELAZIONE di Dio. Dio parla e l’uomo deve ascoltare; anzi, egli ormai purificato non può far altro che ascoltare! Mosé quindi riceve la rivelazione del nome stesso di Dio, il che, per la Sacra Scrittura equivale a conoscere l’intimo della persona che parla, significa possedere la persona:

“Mosé disse a Dio: ‘Ecco io vado dagli Israeliti e dico loro: il Dio dei vostri Padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: come si chiama? ed io cosa risponderò loro?” Dio disse a Mosé: Io sono colui che sono”.

(Es 3, 13-14)

Israele riceve l’ALLEANZA, segno che tra i due partners vi è un accordo di rispetto e di amore: Dio sarà il solo Dio per Israele e questi sarà il popolo privilegiato da Dio:

“Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte dicendo: questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: Voi stessi avete visto quello che ho fatto all’Egitto, e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra. Voi sarete per me un regno di sacerdoti ed una nazione santa. Queste parole dirai agli Israeliti. Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. Tutto il popolo rispose insieme e disse: Quanto il Signore ha detto noi lo faremo. Mosè tornò dal Signore e riferì le parole del popolo”.

(Es 19, 3-8)

Gli stessi profeti trovano nel deserto il coraggio e la forza di proseguire sulla via che il Signore ha tracciato per loro:

“Con la forza datagli da quel cibo, Elia camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb, ivi entrò in una caverna per passarvi la notte. Gli fu detto: Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore. E il Signore si mostrò ad Elia sotto l’apparenza di un vento leggero”.

(1 Re 19, 8-18)

Per lo stesso Gesù entrare nel deserto significa ricevere la rivelazione del Padre su come vivere con gli uomini del suo tempo: questo è il significato delle tentazioni nel deserto e le tre risposte di Cristo stanno ad indicare proprio questo: la scelta di un messianismo silenzioso e sofferente per amore del Padre:


“Gesù ebbe fame… non di solo pane vive l’uomo”
“Se ti prostri davanti a me sarà tutto tuo… solo al Signore Dio tuo ti prostrerai e solo lui tu adorerai”
“Se sei il Figlio di Dio buttati… non tenterai il Signore tuo Dio”

(Lc 4, 1-12)

Infine il deserto è il luogo della SPERANZA e, come tale, è un MOMENTO DI PASSAGGIO. Il deserto non è fine a se stesso, esso deve condurre al di là di sé. Israele viene condotto nella Terra Promessa; la Chiesa stessa oggi vive il suo momento di deserto finchè non si unirà di nuovo al suo Signore come la Gerusalemme celeste di cui parla il libro dell’Apocalisse.

Il deserto è il luogo e il tempo del FIDANZAMENTO di Dio con il suo popolo e con il suo prediletto che si è scelto.

Il fidanzamento è il momento obbligatorio per passare al matrimonio… certo è comprensibile, il deserto DEVE e fa paura:

“Gli Ebrei si lamentarono contro Mosè e dissero: forse non c’erano sepolcri in Egitto che ci hai portati a morire nel deserto? Che hai fatto portandoci fuori dall’Egitto? Non ti dicevamo forse in Egitto: lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire gli Egiziani che morire nel deserto? Mosè rispose: Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi”.

(Es 14, 11-13)

E’ la certezza che il Signore si manifesterà, che sarà poi per sempre con noi, che non ci abbandonerà mai più, che ci dà la forza di continuare nel cammino pauroso del deserto; che ci impedisce di perderci per strada inseguendo illusori e pericolosi miraggi… è la certezza che alla fine lo incontreremo e vedremo realmente il suo volto!

Giunti a questo punto, non perché non si possa parlare più degli aspetti del deserto, ma perché vogliamo tendere ad una sintesi, cerchiamo di portare delle attualizzazioni sulla importanza del deserto.

Anche per te, se vuoi realmente incontrare Cristo non a parole, ma nella tua vita di ogni giorno; anche per te se vorrai dire qualcosa ai familiari, ai Confratelli, ai Signori Malati quando ti interrogano, è necessario intraprendere e addentrarsi sempre più nel deserto.

E’ un invito che non ti viene da un uomo, ma da Dio stesso; ricorda la frase con cui abbiamo iniziato questo breve lavoro: “Vieni nel deserto perché voglio parlare al tuo cuore”.

Ricorda ancora le parole che Dio dice a Mosè:

“Sali sul monte… Mosè salì sul monte e vi rimase per quaranta giorni e quaranta notti”.

(Es 24, 12)

Questo non significa che tu non debba sentire il disagio di questa chiamata: ogni chiamata di Dio, anche la più semplice, comporta un disagio, perché comporta un tuo impegno totale, ma non temere se ti chiama è con te e non ti può abbandonare!

Cosa potrà significare oggi per te andare nel DESERTO?

DUE MOMENTI PARTICOLARI:

IN TE: compiere il deserto in te significa che progressivamente riconosci la tua insufficienza; che scopri che da solo non puoi fare nulla, ma che Cristo deve entrare nella tua vita, devi far posto a lui, devi chiedere a lui il significato della tua vita, perché al di fuori di lui TUTTO è passeggero e illusorio. Come poi puoi pretendere di rispondere agli altri se tu, in te stesso, non sei chiaro e non vuoi chiarificare?

FUORI DI TE: compiere il deserto fuori di te significa che tu devi trovare nella tua giornata, in ogni tua giornata, un momento di SILENZIO. Sarà nella tua camera, sarà una passeggiata solitaria. Non far passare una giornata SENZA AVER MESSO A TACERE TUTTO PER POTER ASCOLTARE IL TUTTO E PER PARLARE CON LUI.

In questo cammino non sei solo; non temere, tutta la Chiesa lo compie con te, tutti abbiamo le tue stesse difficoltà, i tuoi timori, la tua stessa speranza; ma tutti noi abbiamo ugualmente la fiducia nella Parola di Dio ed è con questa parola che vogliamo concludere questa breve riflessione; è l’augurio che ti facciamo all’inizio di questa Quaresima, usando le stesse parole che furono di Mosé prima di lasciare il suo popolo per ricongiungersi per sempre col suo Signore:

“Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventare, perché il Signore tuo Dio cammina con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà.”

(Dt 31, 6)